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Marcello Simoni
Marcello Simoni

(Comacchio, 1975), ex archeologo, laureato in Lettere, svolge attualmente il lavoro di bibliotecario. Ha pubblicato diversi saggi storici, ha partecipato all’antologia 365 racconti horror per un anno, a cura di Franco Forte (2011). Altri suoi racconti sono usciti per la rivista letteraria «Writers Magazine Italia». Il mercante di libri maledetti è il suo primo romanzo, già pubblicato con successo in Spagna nel 2010 con il titolo El secreto de los cuatro ángeles.

Tre aggettivi per definirti: creativo, cocciuto, sognatore.
Il tuo principale difetto: avere la testa fra le nuvole.
Il Paese dove vorresti vivere: ci vivo già.
I tuoi autori preferiti in prosa: i principali sono Arturo Pérez-Reverte, Valerio Evangelisti e Fred Vargas. Ma la lista completa sarebbe molto lunga...
I tuoi poeti preferiti: faccio molta fatica a rapportarmi con la poesia.
Quel che detesti più di tutto: l’arroganza unita all’ignoranza.
I personaggi storici che disprezzi di più: non posso evitare di pensare al soldato romano che uccise Archimede senza capire chi avesse di fronte. Più che un personaggio storico, simboleggia la sciagura peggiore della storia umana (anche attuale): l’ottusità che alimenta la miseria, e che permette ai dittatori e agli impostori di salire al potere.
Il dono di natura che vorresti avere: la pazienza.
Stato attuale del tuo animo: assorto, con picchi di intensità.
Cosa c’è di te nei protagonisti dei tuoi libri? La libertà di pensiero, la curiosità, la passione. Ma anche l’egoismo di chi non sa rinunciare a vivere secondo le proprie regole.
Il colore della tua scrittura? Nero, macchiato di schizzi scarlatti.
La colonna sonora del tuo ultimo libro? Per i dialoghi, un sottofondo di canto gregoriano. Per le scene d’azione, martellanti riff di musica metal.
Il prossimo libro che scriverai? È già scritto: è il secondo capitolo della trilogia.
Il libro della tua vita? Più che il libro, direi l’autore: H.P. Lovecraft, senza ombra di dubbio, in particolare La città senza nome: una lettura che non smette mai di suggestionarmi.
Il libro che avresti voluto scrivere? Ogni volta che leggo un bel libro, non posso fare a meno di chiedermi come avrei potuto scriverlo io.
Il libro che non avresti mai voluto leggere? Ogni libro è degno di essere letto.
Perché scrivi? Inventare storie mi diverte e mi appaga. Mi dà la sensazione di creare universi paralleli che poco per volta prendono forma, fino ad acquisire vita propria. A volte mi è sufficiente fissare un particolare, anche insignificante: una fotografia, un vecchio edificio, l’espressione di una persona… E senza accorgermene, mi ritrovo a costruire intorno a quel dettaglio una serie di possibili trame, intrecci e scenari… È come se la mia mente agisse in “pilota automatico”.
Una parola che ami e una che odi: Libertà. Imposizione.



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